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Tunisia: perché, nonostante tutto, non dobbiamo smettere di viaggiare

Il messaggio che il fondamentalismo islamico ha voluto lanciare oggi con l’attentato al Museo del Bardo di Tunisi è chiaro: colpire un luogo simbolo della grande cultura mediterranea, mettere nel mirino i turisti che ne stavano ammirando lo splendore, per dirci che se non siamo al sicuro a casa nostra, come hanno dimostrato i fatti di Parigi dello scorso gennaio, figuriamoci allora cosa può succedere se da casa ci allontaniamo. Colpire dall’interno un Paese islamico moderato come la Tunisia per provare a spezzare il legame più forte che lo tiene ancorato all’Occidente e alla stabilità politica: il turismo (che poi è anche la voce più importante del suo Pil).

Le notizie sulla dinamica di quanto è accaduto e sul coinvolgimento dei nostri connazionali ancora si rincorrono. E, purtroppo, si fanno di ora in ora più gravi. Per fare analisi sugli effetti che l’attentato avrà sul comparto turistico, anche italiano, è davvero troppo presto, ma una cosa è certa: ripercussioni pesanti saranno inevitabili. Perché le vittime sono turisti e molte delle persone rimaste coinvolte nell’attacco sono passaggeri sbarcati a Tunisi da due navi simbolo del turismo Made in Italy, la Costa Fascinosa e la Msc Splendida. Aziende di un comparto crocieristico (e il discorso vale, ovviamente, soprattutto per Costa Crociere), che iniziava proprio adesso a rialzare la testa dopo i duri contraccolpi della vicenda Concordia. Perché i turisti italiani amano da sempre la Tunisia, come amano l’Egitto, per il suo patrimonio storico-culturale, per il mare, le spiagge, il buon cibo e, anche, per l’ottimo rapporto qualità-prezzo. Perchè, proprio in ragione di questo rapporto speciale, in Italia sono moltissimi gli operatori turistici che investono, programmano e vendono la Tunisia e che, così come è avvenuto per l’Egitto, si ritroveranno ancora una volta a fare i conti con quanto è accaduto nel momento più delicato per le prenotazioni delle vacanze estive.

Ecco, è per questo che nonostante tutto, non dobbiamo smettere di viaggiare. In sicurezza, ma senza farci vincere dalla paura. Perché il turismo è un’industria pacifica simbolo di cultura e incontro (oltre che di business) e non è ammissibile che sia trasformato in un’arma inconsapevole di distruzione di massa. Perché continuare a fare le valigie, girare il mondo (ogni parte del mondo) e andare per musei è la risposta più forte che possiamo dare a chi i reperti millenari conservati nei musei li distrugge a picconate e ci vorrebbe timorosi e spaventati, barricati nelle noste case.

I miei caratteri fuori

Ci siamo. Ecco il primo post di Caratteri fuori. Il mio blog.

Mi chiamo Silvia, ho 30 anni, vivo a Cormano, a Nord di Milano, e di mestiere faccio la giornalista (freelance, per la precisione). Lavoro con diverse testate, cartacee e online. Mi occupo di cronaca, turismo e food. Insomma, scrivere è il mio mestiere. Eppure, un blog non l’ho mai avuto, almeno fino a oggi.

L’idea, in realtà, mi ronzava in testa da un po’. Anche le mie amiche una sera di qualche mese fa mi hanno detto: “Tutti hanno un blog. Tu sei una giornalista, perché non lo fai?”. Già, perché? Passo giornate intere a digitare caratteri al pc, cos’altro avrei dovuto scrivere? La risposta è arrivata da sola, dalla pila di quaderni pieni di appunti di lavoro sparsi in giro per casa (la mia e quella dei miei dove, con buona pace di mia madre, ne ho lasciati parecchi). Resoconti di conferenze stampa, notazioni di colore, risposte a domande fatte ai personaggi più improbabili sugli argomenti più insperati. E poi, le impressioni sui tanti viaggi fatti per lavoro negli ultimi tempi. Molti di quegli appunti sono confluiti in articoli, interviste, lanci di agenzia, reportage, recensioni di libri, schede di approfondimento e sono stati pubblicati da diversi giornali. Molti altri, invece, no.

Ecco, questi sono i miei “caratteri fuori”. Quelli che, per un motivo o per l’altro, non entrano mai in pagina, nemmeno se la pagina è quella senza confini del web. Perché non ci stanno nelle canoniche 1800 battute o perché il giornale di turno mi chiede un taglio diverso per il pezzo. Storie, luoghi, osservazioni a margine, punti di vista, che ogni volta accantono a malincuore. Così è nata l’idea di questo blog, che proverà a raccogliere gli spunti che verranno dal mio lavoro, a partire dagli argomenti che più mi sono congeniali: le vicende del territorio nel quale vivo, il mondo che ho imparato a conoscere viaggiando per piacere e per lavoro, la vita che ruota intorno a uno dei luoghi di aggregazione che più amo, la tavola (perché sono una buona forchetta e le orecchiette fatte in casa della mia nonna mi hanno insegnato che dietro ogni piatto c’è una storia che può essere raccontata).

A chiunque vorrà seguirmi in questa nuova avventura non posso che augurare buona lettura!

Al prossimo post!

About

1239715_10151596780901022_206089460_nGiornalista freelance. Un lavoro, di questi tempi quanto mai precario e in evoluzione. Ma pur sempre, il più bello del mondo. Almeno per me, che lo faccio da un po’ di anni.

Mi chiamo Silvia, ho 33 anni e vivo a Cormano, a Nord di Milano. Lavoro con diverse testate, cartacee e online. Scrivo di cronaca (per lo più di Milano e provincia), turismo e food. Ogni giorno riempio di parole pagine e pagine di quaderni, file word, maschere wordpress, schermate mail di blackberry e smartphone. Molte di quelle parole diventano articoli, interviste, lanci di agenzia, recensioni di libri, schede di approfondimento. Molte altre rimangono fuori, perse tra appunti di ogni genere.

Questi sono i miei “caratteri fuori”Quelli che, per un motivo o per l’altro, non entrano in pagina. Perché non ci stanno nelle canoniche 1800 battute o perché il giornale di turno mi chiede un taglio diverso per il pezzo. Storie, luoghi, osservazioni a margine, punti di vista, che voglio raccontare.

Provo a farlo in questo blog partendo dalle cose che conosco meglio: le vicende del territorio nel quale vivo, il mondo che ho imparato a conoscere viaggiando per piacere e per lavoro, la vita che ruota intorno a uno dei luoghi di aggregazione che più amo, la tavola (perché sono una buona forchetta e le orecchiette fatte in casa della mia nonna mi hanno insegnato che dietro ogni piatto c’è una storia da raccontare). E poi, c’è il racconto di tutto quello che di meraviglioso non sapevo e che ho scoperto quel giorno di ottobre nel quale sono diventata mamma di Matilde.

Buona lettura!

 

Contatti:

Silvia De Bernardin

Mail: caratterifuori@gmail.com

 

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