Sono passati un po’ di mesi, ma il ricordo è nitido. Era il 30 dicembre scorso, Matilde non aveva nemmeno 3 mesi. Dopo la poppata del pomeriggio, ci siamo vestite e sotto un bel sole siamo andate spedite al Bì, la biblioteca dei ragazzi di Cormano, che dista pochi metri da casa nostra. Volevo fare la tessera della biblioteca alla mia piccola. Sono entrata e mi sono diretta al banco. Lo ammetto, mi veniva da ridere. Dentro di me pensavo: “Adesso mi guarderanno come un pazza. Signora, la tessera a una neonata di 2 mesi?”.

In realtà, con mio grande stupore, quando timidamente ho detto che volevo iscrivere la mia bimba in biblioteca, le bibliotecarie mi hanno risposte con un gran sorriso, hanno preso i moduli e via. Iscrizione completata in pochi minuti! Come se fosse la cosa più normale del mondo andare in biblioteca con bambini così piccoli. Poi, sono andate sul retro e sono tornate indietro con un libricino, uno di quelli tattili, adatti ai lattanti. Un regalo del sistema bibliotecario per Matilde.

Sì, perché la mia biblioteca ha aderito al programma Nati per Leggere. Non ne avevo mai sentito parlare prima (come di tante altre cose prima che nascesse Matilde), ma qualche settimana prima di quel 30 dicembre al consultorio ci avevano raccontato in cosa consistesse invitandoci ad andare in biblioteca a conoscere i servizi per i più piccoli. E così, mi ero decisa.

Cos’è Nati per leggere

Nati per leggere è un progetto di promozione della lettura nato nel 1999 su iniziativa dell’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino Onlus. Nel corso degli anni, sotto il cappello di Nati per Leggere sono stati attivati oltre 800 progetti locali in tutte le zone d’Italia. L’obiettivo è promuovere la lettura sin dalla primissima infanzia per abituare i bambini al piacere della lettura ma anche perché, come dimostrano ormai molti studi, leggere per i bambini, anche molto piccoli, rappresenta uno stimolo insostituibile sia dal punto di vista dello sviluppo cognitivo che relazionale, ovvero del rapporto con i genitori.

Ecco, è soprattutto questo ultimo aspetto che ho trovato molto bello. Dopo quella volta, io e Matilde abbiamo iniziato ad andare spesso in biblioteca e, quando ha iniziato a stare seduta da sola, a fermarci a guardare insieme libri e librini (abitudine facilitata dal fatto che la nostra biblioteca, il Bì, è una biblioteca per bambini e ragazzi e ha uno spazio morbido dedicato ai più piccoli). Un modo per trascorrere insieme del tempo facendo qualcosa di diverso e divertente. Con il passare dei mesi mi sono accorta che, incredibilmente, la piccola divoratrice di libri (nel senso che per ora li gusta soprattutto mordendoli) ha già le sue preferenze. Dal cestone dei libri posto al centro del tappeto morbido finisce sempre per pescare “Autopompa rossa” (anche nella versione analoga “Scuolabus giallo”). Non so come questo sia possibile… Ppotere del paratesto, mi verrebbe da dire ripescando qualche vecchia nozione dei corsi di editoria dell’università. Ma è davvero così!

Perché andare in biblioteca con i bambini

Frequentare la biblioteca ci ha permesso di fare nuove amicizie, conoscere altre mamme e bimbi piccoli. Ed è stata un’occasione anche per me: per anni non ho usufruito dei servizi della biblioteca, preferivo acquistare i libri o farmeli prestare da amici e parenti. E invece, che comodità ordinare con un click dal proprio profilo sullo smartphone. Negli ultimi mesi ho preso in prestito tantissimi libri, per un consulto veloce di qualche giorno o per lunghe letture, che hanno necessitato di più di un rinnovo, anche quello gestito comodamente dal cellulare.

Insomma, l’invito è: andate in biblioteca! Portateci i bambini, anche i più piccoli, scoprite le iniziative vicino casa di Nati per leggere sul sito o sulle pagine Facebook regionali del progetto, partecipate. E se vi sentirete un po’ strambi a entrare in biblioteca con un neonato… beh, state tranquilli, non siete gli unici!