Tenuta-di-Castellaro

Le vigne di Tenuta Castellaro, a Lipari. Di fronte, l’isola di Salina.

Immaginate di arrivare un giorno su un’isola a qualche centinaia di chilometri da casa e di innamorarvene. Immaginate di avere la possibilità (e il coraggio) di acquistare su quell’isola qualche appezzamento di terreno per dare corpo al vostro sogno: produrre vino. C’è chi lo ha fatto. Lui è Massimo Lentsch e l’isola è quella di Lipari, nell’arcipelago eoliano. Bergamasco di origini austriache, 49 anni, una moglie e tre figli, Lentsch ha un’azienda di consulenza specializzata nella ricerca di clienti e creazioni di reti commerciali all’estero per le piccole e medie imprese italiane. Dal 2005, però, è anche il titolare di Tenuta di Castellaro, che alle isole Eolie produce vino, capperi e cucunci biologici e naturali.

Il nome deriva dalla località, a Lipari, dove sono state messe a dimora le prime vigne di Lentsch. Un altipiano a 350 metri di quota che ospita una distesa di viti piantate ad alberello etneo, come vuole la tradizione liparota, e gode di un panorama mozzafiato su Salina, Alicudi e Filicudi. I vitigni sono gli autoctoni siciliani: Nero d’Avola, Carricante, Corinto e, ovviamente, la regina della zona, la Malvasia delle Lipari. In tutto, 11 ettari e 2 nuovi ettari pronti a essere impianti ogni anno.

Tenuta-Castellaro-vignaA Castellaro si trova anche la cantina dalla quale nel 2008 è uscita la prima bottiglia della Tenuta. È stata costruita secondo i principi della sostenibilità ambientale e del trattamento naturale delle uve e dei mosti. Per esempio, viene refrigerata attraverso una torre del vento in grado di incanalare e sfruttare i venti di Nord-Ovest che soffiano sull’altopiano e, solo sporadicamente, in maniera automatizzata. Quest’estate il suo bel patio aperto sui vigneti ha iniziato a ospitare anche manifestazioni ed eventi culturali.

Tutta la produzione è orientata alla valorizzazione delle potenzialità del territorio. La filosofia è “eccellenza nella naturalità e nella tradizione sia sotto l’aspetto agronomico che enologico”, spiega Lentsh, che insieme alla famiglia ha fatto ormai di Lipari la sua seconda casa. “Tenuta di Castellaro – dice – è un tributo alle isole Eolie”. L’ho incontrato durante una visita guidata alle sue vigne ed ecco cosa mi ha raccontato.

Dal marketing internazionale a Bergamo al mondo del vino alle isole Eolie. Come è iniziato questo viaggio?

È un viaggio che è cominciato con mia moglie molti anni fa quando approdammo sulle isole Eolie in barca a vela. Cercavamo un posto dove trascorrere il nostro tempo lontano dalla quotidianità del nostro primo lavoro (che comunque amiamo follemente). Abbiamo scelto le isole Eolie, e in particolare Lipari, per la sua autenticità. Così è partito il progetto che, pur essendo già un punto di riferimento sull’isola, è solo all’inizio. Su quest’isola abbiamo iniziato a fare qualcosa che cambierà la storia della nostra famiglia.

La barricaia di Tenuta di Castellaro è stata realizzata secondo il principio dell'architettura vernacolare.Tenuta di Castellaro è una cantina a impatto zero ed ecocompatibile. Cosa significa?

È una cantina progettata da un architetto forse ancora poco conosciuto, Michele Giannetti, ma che ho scoperto essere un vero e proprio fenomeno. Ha saputo integrare le competenze di studi di fama internazionale con le capacità di maestranze locali. Ne è venuta fuori una cantina raffrescata con una torre del vento e predisposta a essere a breve completamente autosufficiente da un punto di vista energetico. Una cantina con una barricaia costruita in stile architettonico vernacolare che rappresenta sulla superficie delle sue colonne più di 500 anni di stratificazioni di origine vulcanica.

I vostri vini di punta sono il Bianco Pomice e il Nero Ossidiana. Un omaggio, nel nome che richiama le due pietre di cui è fatta Lipari, alla terra che li produce. Come si è inserita Tenuta di Castellaro nel panorama vitivinicolo eoliano?

Abbiamo ritenuto “educato” evitare di presentarci subito come un ennesimo produttore di Malvasia delle Lipari Doc Passita, il vino locale, e siamo quindi partiti in un coraggioso recupero genetico delle piante più sane di due vitigni autoctoni (Malvasia delle Lipari e Corinto Nero) che abbiamo vinificato a secco combinandoli rispettivamente con il Carricante e il Nero d’Avola. Due vini dedicati alle pietre dominanti dell’isola e seguiti ora anche dal Rosa Caolino (il nostro Rosé composto dai medesimi vitigni del Nero Ossidiana con macerazione molto breve sulle bucce prodotto da vigne che poggiano su cave di caolino, altra pietra liparota). Adesso produciamo anche la Malvasia delle Lipari Doc Passita, che alleviamo e lavoriamo in un’altra vigna, in località Cappero, su terrazze a picco sul mare protese verso l’isola di Vulcano. Nel panorama vitivinicolo eoliano credo che siamo già riconosciuti come produttore di vini d’eccellenza. Del resto, l’enologo che ci segue sia sull’aspetto agronomico che enologico è Salvo Foti: una garanzia.

Tenuta-di-Castellaro-capperiCastellaro è diventata nel giro di pochi anni la più grande cantina di Lipari. Come hanno accolto l’isola (e i produttori liparoti) il vostro arrivo?

In realtà, sull’isola di Lipari ci sono soltanto piccoli coltivatori diretti che producono per consumo proprio. È a Salina che si trovano la maggior parte di produttori. Siamo comunque stati accolti molto bene, anche perché chi fa rivivere la terra e dà lavoro a persone del posto è molto, molto rispettato.

Quello del vino è un business non facile: grandi investimenti iniziale e ritorni solamente sul lungo periodo. Qual è l’obiettivo da qui ai prossimi anni in termini di produzione e mercati di distribuzione?

Nell’arco dei prossimi cinque anni vorremmo arrivare a una produzione annua di 150mila bottiglie in 8 tipologie diverse di vini. Si aggiungeranno, infatti, a breve un Corinto in purezza, un fermentato in bottiglia di Moscato e Carricante e altri due vini (uno bianco e uno rosso).

Le degustazioni a Tenuta di Castellaro.A breve a Castellaro arriveranno artisti internazionali che esporranno le loro opere tra le vigne della Tenuta. Dal vino all’arte: qual è il legame?

Un legame molto stretto: in ogni nostro vino mettiamo l’arte del sapere interpretare a fondo le diverse caratteristiche del terreno, dei vitigni e delle singole viti cercando di creare condizioni che conducano all’eccellenza.

Qual è il vino preferito di Massimo Lentsch?

Sono tutti figli nostri a loro modo, tutti affascinanti e interpreti del territorio e dei vitigni che li compongono. Quello che preferisco in assoluto è quello che ancora non ho prodotto perché credo che un imprenditore, qualsiasi sia il settore in cui operi, debba sempre ricercare il miglioramento e soprattutto nuove emozioni.